Mi sei piaciuta Felicità – Tra il Salento e Bologna vent’anni di musica con Nostra Signora dei Turchi

Ripercorriamo, in questo libro, la storia di “Nostra Signora dei Turchi”: una residenza e un luogo dell’ anima, una storia che ha a che fare con la musica e con il culto dell’amicizia: un luogo dove qualcosa di straordinario avvenne negli anni tra il 1982 e il 2000.
E i ricordi si dipanano tra il Salento e Bologna per un arco di venti anni.
Ricco di foto preziose e inedite, il libro custodisce una dedica di Paolo Conte e si fa archivio della memoria per i cultori della musica d’autore e del jazz.
Con un pensiero-ricordo:
Caro Gigi,
Nostra Signora dei Turchi è stato un posto speciale. Il giardino, la notte, il pubblico sensibile, la musica e l’amicizia. Una sciccheria messa insieme in un sogno barocco.
La sera del concerto
Renato a pomeriggio dà il cambio al telefono rovente ,”mi diverte, faccio io” dice ; ma dopo mezzora è stremato: non ne può più di “signora, mi spiace, è tutto esaurito; ma se mi dà un recapito la inserisco in lista d’attesa…”
Al tramonto fa bella mostra di sé la ragazza in pantaloni viola: “eh va mica bene… Francesca portala su, dà qualcosa di rosso a questa matta”; “ma non dirà sul serio…” e ha voglia di piangere-
“Per favore, lo sanno tutti che il viola…”: “ d’accordo lo so anch’io che non è vero, ma è meglio un pantalone rosso, creda “
Alle venti e cinquanta io e Carlo – basta uno sguardo – ci avviamo all’ingresso del pubblico; è un momento importante: il tragitto svelerà l’esito della serata… e un gatto nero ci attraversa la strada
Ok , mai demordere: potenziamento dei riti apotropaici , si torna indietro e si rifà il percorso
Si aprono le porte e il pubblico in ghingheri fa la sua bella figura: eh, il nostro è un gran pubblico di signori gentili, di signore eleganti
Giuliana guida la pattuglia delle ragazze che danno il benvenuto agli ospiti; sono belle Rory, Dolly, Marina, Giuliana e Silvana esaltate dall’autorevolezza di Sandro, direttore di sala severo
Francesca e Serena, la Ganza di Lucca, hanno sedici anni; all’ingresso privato accolgono i vip… qualcuno sgarbato lo mettono in riga scornato
… schivano sedie, postulanti dell’ultimo minuto e corteggiatori galanti, “non dica così profuma di buono anche lei… , ah c’è un amico in più, bene, un altro posto a sedere, un minuto e arriva il ragazzo, certo anche il suo cameriere privato con lo champagne speciale per lei “
E quando -”Davide, buio in sala, vai” – mille persone a sedere finalmente dimenticano il mondo e accendono il cuore
… i camerieri, vecchie lenze rasate al pino silvestre vidal, in giacca nera, dolenti di cronico piede d’atleta, volteggiano con destrezza i cabaret quartacaffè extralarge: “eh , ha proprio ragione cara contessa , la servitù non è più quella di una volta…; questi qua, li guardi, la sanno più lunga del diavolo “
… dopo l’ultimo bis applaudito, star, musicisti e coriste raggiungono sfatti e inzuppati i divani dei camerini …
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